sabato 28 maggio 2011

Adesso le chiamano società di marketing...


Da qualche tempo mi capita spesso di aprire la porta di casa, e trovarmi di fronte ragazzi che dicono di lavorare per una onlus internazionale, e dopo una breve introduzione dei progetti che coinvolgono l'organizzazione, mi chiedono l'IBAN del conto per l'addebito periodico della quota utile al sostegno delle loro iniziative.
Mi sono accorto che questi stessi ragazzi si posizionano sulle vie principali della città, con una cartellina in mano e una divisa che contraddistingue l'onlus per cui dicono di lavorare.
La curiosità mi ha portato su internet ed ho scoperto che in realtà questi ragazzi lavorano per società che si definiscono "di marketing", che fanno fund raising per Onlus ed organizzazioni no-profit, e che sono alla continua ricerca di persone da inserire...
Sono società che sfruttano il magico momento del precariato per fare affari, lavorando per le onlus. Siamo di fronte ad una Robin Hood al contrario...rubo del tempo ai poveri per dare ai poveri...davvero iniziative credibili.
A mio avviso qualunque società che intendesse svolgere attività strumentali ad una ONLUS o un ente no-profit, dovrebbe certificare il processo di selezione delle risorse umane, dichiarando che non è ricorsa a forme di lavoro precarizzato, altrimenti inficiano lo statuto a cui si ispirano le onlus stesse.
Come passo successivo mi sono spulciato alcuni annunci di queste società, che si definiscono "di marketing". Ovviamente sono sempre alla ricerca e tempestano i principali siti di annunci in cui non richiedono una particolare esperienza pregressa, sbandierano formazioni professionalizzanti anche all'estero e promettono progressioni di carriera accattivanti. Queste "società di marketing", che si presentano sul mercato con queste promesse, svolgono attività di fund raising per grosse ONLUS, e queste ONLUS accettano di collaborare con società che sono nate, forse, proprio sull'onda della spinta precarizzazione del mercato del lavoro, e della possibilità di fare incetta di laureati a prezzi stracciati e per il tempo necessario, con un ricambio ed un turn over di gente, elevatissimo e frequente.


Accanto ai call center quindi, abbiamo adesso anche "società di marketing" che sfruttano il marchio "ONLUS" e "NO-Profit" e il mercato flessibile del lavoro per fare del bene...ai propri bilanci.

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