mercoledì 11 maggio 2011

La TV che ci emoziona, la realtà che disprezziamo


Bisogna riconoscere che la TV ha raggiunto un livello tale da essere più emozionante della realtà. Una volta scoperto ciò, si è ben pensato di riempire i palinsesti con programmi in cui anche i problemi più sciocchi raggiungano il punto più sensibile dell'ascoltatore. E così capita sempre più spesso di assistere a scene di incontri strappalacrime, resoconti minuziosi di cronaca nera, dibattiti su argomenti che animano solo posizioni dicotomiche (si o no, i bianchi o i blu), reality in cui si assiste minuto per minuto alla nascita e alla subitanea morte del sentimento per antonomasia: l'amore. Quell'amore che diventa poi merce di scambio per un attimo di notorietà, per un posto in prima fila.


Se la TV ha questo enorme potere, perchè non "utilizzarla" da tramite per rivitalizzare culturalmente il nostro paese, dedicando a programmi di approfondimento politico e scientifico lo spazio che si meritano? Perchè rinunciare al valore sociale dell'informazione a scapito di vuoti prodotti commerciali, creati solo per "uniformare le platee di ascoltatori" e non anche per diffondere il valore della diversità delle culture e delle opinioni che arricchirebbero i dibattiti?
E la realtà che fine ha fatto? La realtà non emoziona, se è vero che la gente corre indifferente anche quando non ha niente da fare, che disprezza quelle persone sofferenti che incontra per strada e per le quali piangerebbe volentieri davanti alla TV. La realtà è diventata una servitù di passaggio verso l'irreale mondo della TV, con la nostra vita che si alimenta delle emozioni e delle esperienze altrui, e si svuota ogni volta che la spegniamo.
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