venerdì 27 maggio 2011

Qui da Ascoli è tutto per ora, passo la linea a voi di Avetrana...


E' incredibile come il corso degli eventi riesca a tessere una trama da soap opera, da telefilm da mille puntate. Non appena cala il silenzio su un caso di cronaca, ecco il colpo di scena dell'altro, passato nel frattempo in sordina. I cronisti si passano la linea, rifiatano in attesa di tornare in prima linea con i loro scoop, i loro dettagli agghiaccianti e le loro tristi esclusive da sbandierare in diretta TV.
Non è questo il trattamento che meritiamo, per il fatto di stare attraversando uno dei momenti più cupi della storia moderna; meritiamo più rispetto e pretendiamo di non essere trattati da imbecilli che reprimono le loro paure nei fatti di cronaca, anziché informarsi sullo stato dei fatti e partecipare, di conseguenza, attivamente nella società civile.
Quello che ci aspetta adesso, sono altri cento collegamenti da Avetrana, ed ognuno di essi sarà una pugnalata alla dignità di una ragazzina che non voleva occupare la scena in questo modo, non desiderava che la sua vita fosse passata al setaccio proprio quando non poteva difendersi.
La TV e i suoi protagonisti non hanno più rispetto di nulla, manco della morte. Dietro il falso diritto di cronaca nascondono i coltelli dell'audiance, costruito con salotti di detective e avvocati della domenica, che come unico scopo non hanno quello di informare ma alimentare vigliaccamente la morbosità di chi li ascolta e segue.



E' facile affermare che ciascuno è libero di cambiare canale, come è semplice consigliare ad un amico si smettere di fumare, come è assurdo asserire che scegliamo liberamente i nostri rappresentanti in parlamento con liste bloccate. La libertà di scelta, di voto e di coscienza sono concetti leggermente più complicati, che presuppongono una rosa di alternative, che siano sostanzialmente diverse e non solo nella forma.

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